"Il fascino intellettuale dei suoi scritti"... Tommaso Moro visto con gli occhi di Desiderio Erasmo da Rotterdam

 

Copertina di Preghiere della Torre, Tommaso Moro (Morcelliana, 1980)

Vizio e debolezza di ogni catalogatore è quello di leggere i libri che cataloga. Capita sempre, infatti, che il ritmo della catalogazione rallenti o si fermi del tutto davanti a qualche titolo più interessante degli altri. Interessante per chi cataloga ovviamente; non c’è bisogno di citare Ranganathan per sapere che ogni lettore è alla ricerca del proprio libro e che ogni libro è in attesa del proprio lettore.
La scorsa primavera, procedendo nella catalogazione dei volumi del Fondo Giuseppe Pisasale conservati presso la Biblioteca diocesana del Seminario vescovile di Noto, mi era capitato tra le mani un volumetto dalla copertina accattivante: Preghiere dalla Torre di Tommaso Moro (Morcelliana, 1980). Sulla copertina regnavano i colori caldi del ritratto di Sir Thomas More realizzato da Hans Holbein il giovane.

“Donami la tua grazia, Signore, perché io non dia alcun valore alle cose del mondo e fissi solo in Te il mio pensiero senza dare ascolto alle mutevoli voci degli uomini; perché sia contento della mia solitudine e non desideri compagnie terrene…”

È il 17 aprile 1534 quando Tommaso Moro viene incarcerato nella Torre di Londra, qui scrive queste preghiere in attesa di quella condanna per alto tradimento che il 6 luglio 1935 lo porterà sul patibolo.
A rendere veramente interessante questa edizione, a parer mio, però non sono le preghiere di Tommaso Moro, per quanto apprezzabili, bensì una lettera che Desiderio Erasmo da Rotterdam scrive al cavaliere Ulrich von Hutten. Che tra l'autore dell'Elogio della Pazzia (Moriae Encomium) e l'autore di Utopia ci fosse una reciproca ammirazione è largamente riconosciuto, del resto è proprio Erasmo nel 1516 a curare la prima edizione dell'opera stampata a Lovanio da Teodoro Martens.

Utopiae insulae figura. Illustrazione di autore ignoto per la prima edizione di Utopia curata da Erasmo da Rotterdam e stampata a Lovanio da Teodoro Martens nel 1516.

La lettera, datata Anversa 23 luglio 1519, infatti ci fornisce un ritratto di Tommaso Moro in fieri, un ritratto appassionato in grado di testimoniare l'amore per le lettere che domina il sedicesimo secolo e la cultura umanistica. A suscitare il mio interesse è in particolare l’incipit, che voglio trascrivere per intero:

Carissimo Hutten, la tua ammirazione per Tommaso Moro, anzi, starei per dire, il tuo “innamoramento” per lui attraverso il fascino dei suoi scritti - che, come tu giustamente osservi, sono quanto più profondo e insieme più piacevole - è un sentimento, credimi, condiviso da molti, e del resto egli ti ricambia di cuore; anche lui ammira tanto i tuoi scritti che quasi quasi mi fa diventar geloso.
Ecco dunque un esempio di quel “fascino intellettuale” di cui parla Platone, capace di suscitare passioni ben più profonde di quelle che possono suscitare delle membra perfette. Certo, è un fascino che non si scopre con gli occhi del corpo; ma anche l’anima ha i suoi occhi, ed anche in questo caso è vero il detto greco che “l’amore nasce dagli occhi”.
Così, non è raro il caso che si leghino di ardentissimo affetto persone che non si sono mai parlate né viste; e, come nella vita di ogni giorno succede che, senza saper perché, nascano degli amori al primo sguardo, così si direbbe che esista una segreta affinità per cui ci sentiamo conquistati dal fascino intellettuale di qualcuno, mentre altri ci lasciano indifferenti”


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